È stato presentato “Advancing Breast Cancer Care in Europe: A Roadmap to a Women-Centric Approach“, report di Economist Impact condotto a livello europeo con il contributo non condizionante di Daiichi Sankyo.
L’indagine ha approfondito l’attuale panorama della gestione del cancro al seno in Europa in ogni fase del percorso di cura, dalla prevenzione alla diagnosi, al trattamento e follow-up, fino al post cura. Inoltre, lo studio ha identificanto le principali sfide ancora aperte e le opportunità di miglioramento.
I dati sono stati raccolti attraverso workshop e interviste con oltre 75 esperti di diverse discipline e nazionalità in Italia, Francia, Germania, Spagna e Regno Unito tra maggio e dicembre 2024.
Il tumore al seno resta la neoplasia più diffusa tra le donne in Europa e in Italia, con oltre 55.000 nuove diagnosi ogni anno solo nel nostro Paese[1]. Grazie ai progressi nella diagnosi e nelle terapie, la sopravvivenza a cinque anni ha raggiunto l’88%, superando il 90% nei casi individuati precocemente. Tuttavia, sono ancora numerose le sfide che le persone con tumore al seno devono affrontare sia durante il percorso di cura sia negli anni successivi.
Questa è la fotografia restituita dal report. Per quanto riguarda la situazione italiana il livello di prevenzione e screening è sotto la soglia minima raccomandata in Europa.
Il 23% dei casi di tumore al seno è attribuibile a fattori di rischio modificabili, come fumo, alcol e sedentarietà. In particolare, il consumo eccessivo di alcol contribuisce a circa 6.000 nuovi casi all’anno di tumore alla mammella, incidendo fino all’11% delle diagnosi[2]. Emerge quindi la necessità di implementare le iniziative di sensibilizzazione per aumentare la consapevolezza sull’impatto che gli stili di vita scorretti hanno sulla probabilità di sviluppare una neoplasia mammaria.
Anche in merito alla prevenzione secondaria l’Italia risulta indietro. L’adesione ai programmi di screening mammografico è al di sotto della soglia minima raccomandata dall’UE del 70-75%[3]. Inoltre, sono emerse forti disparità regionali tra il nord e il sud e le isole. Un dato, questo, che denota ancora la presenza di significative barriere di accesso a strumenti di prevenzione fondamentali e l’esigenza di intervenire con politiche incisive in grado di portare l’Italia almeno alle soglie raccomandate a livello europeo. Questo dato non è isolato, poiché anche altri paesi presi in considerazione dallo studio presentano risultati simili, con l’eccezione della Spagna, tanto che attualmente solo otto Paesi in tutta Europa raggiungono l’adesione minima suggerita[4]. Sebbene lo screening sia garantito a livello italiano per le donne tra i 50 e i 69 anni[5], non tutte le regioni hanno esteso il programma alla fascia 45-74 anni, come suggerito dalle raccomandazioni europee. Per incentivare l’adesione agli screening, lo studio propone l’introduzione di unità di screening mobili per superare le barriere di accesso legate alla distanza e la digitalizzazione dei metodi di comunicazione.
Parlando, invece, dell’accesso ai trattamenti oncologici, il bilancio è positivo. Secondo quanto emerso dal report, l’Italia si distingue infatti, per il numero di trattamenti oncologici disponibili (40 sui 48 approvati da EMA tra il 2019 e il 2022), seconda dopo la Germania, e per il tasso più alto di terapie che hanno ricevuto piena rimborsabilità (78%) subito dopo la Germania e la Scozia[6].
Inoltre, in termini di velocità di autorizzazione all’immissione in commercio dei trattamenti, l’Italia si posiziona meglio della media europea di circa 559 giorni: mediamente intercorrono 417 giorni tra l’approvazione europea e la disponibilità effettiva delle terapie oncologiche per i pazienti italiani. Tuttavia, il sistema italiano decentralizzato e il passaggio attraverso i prontuari terapeutici regionali tendono ad allungare i tempi di accesso alle nuove terapie, creando disuguaglianze territoriali significative.
Il tumore al seno ha, inoltre, un impatto sociale ed economico. In Italia, si stima che i costi annui legati alla malattia superino 1 miliardo di euro, di cui il 50% attribuibile a costi sociali, come invalidità civile e perdita di produttività lavorativa[7]. Oggi, inoltre, il tumore al seno viene diagnosticato anche in donne giovani, nel pieno della loro vita professionale: una donna su 40 in Italia riceve la diagnosi prima dei 49 anni. Il report evidenzia quindi l’urgenza di garantire un’assistenza onnicomprensiva, integrando nel percorso di cura aspetti come la sessualità, la preservazione della fertilità, il supporto psico-oncologico e finanziario, il sostegno al reinserimento lavorativo. Non solo durante le cure, ma anche negli anni che seguono la fine del trattamento.
«Partendo dall’ascolto di clinici, ricercatori e associazioni pazienti, questo rapporto europeo ci ha restituito una fotografia accurata e aggiornata dello stato dell’arte della gestione del tumore al seno in Europa e nel nostro Paese offrendoci importanti spunti di riflessione e suggerendo possibili percorsi di miglioramento da intraprendere» ha dichiarato Mauro Vitali, head of Oncology di Daiichi Sankyo Italia. «Crediamo fermamente che per affrontare il cancro sia indispensabile adottare un approccio olistico che consideri le specificità di ogni persona nel suo percorso di cura. Per questo collaboriamo costantemente con società scientifiche, associazioni, professionisti sanitari, stakeholder e tutti coloro che possono contribuire alla ricerca di soluzioni efficaci, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita dei pazienti oncologici e l’esperienza di chi affronta il tumore al seno».
[1] OECD. EU Country Cancer Profile: Italy 2023 [Internet]. 2023 [cited 2024 Dec 16]. Accessibile da: https://www.oecd.org/content/dam/oecd/en/publications/reports/2023/02/eu-country-cancer-profile-italy-2023_771850d8/a0a66c1d-en.pdf
[2] Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM). Tumore del seno in Italia: Ogni anno 6000 casi per l’abuso di alcol [Internet]. 2023 [cited 2024 Dec 16]. Accessibile da https://www.aiom.it/tumore-del-seno-in-italia-ogni-anno-6000-casi-per-labuso-di-alcol-etanolo-piu-tossico-per-le-donne-ma-poche-conoscono-il-rischio/#:~:text=%E2%80%9CIn%20Italia%2C%20nel%202022%2C,%C3%A8%20individuata%20negli%20stadi%20iniziali
[3] Eurostat. Health prevention statistics [Internet]. [cited 2024 Dec 16]. Accessibile da: https://ec.europa.eu/eurostat/databrowser/view/hlth_ps_prev__custom_12799281/default/table?lang=en
[4] Eurostat. Cancer screening statistics [Internet]. 2023 [accessed 16 Dec 2024]. Accessibile da: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php?title=Cancer_screening_statistics
[5] Eurostat. Cancer statistics: Breast cancer screening rates across the EU [Internet]. 2023 Nov 3 [cited 2024 Dec 16]. Accessibile da: https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/w/ddn20231103-2
[6] European Federation of Pharmaceutical Industries and Associations (EFPIA). EFPIA Patient Wait Indicator 2024 [Internet]. 2024 [cited 2024 Dec 16]. Accessibile da: https://efpia.eu/media/vtapbere/efpia-patient-wait-indicator-2024.pdf
[7] Mennini FS, Marcellusi A, Sciattella P, Scortichini M, Ragonese A, Cattel F, D’Antona R, Del Mastro L, Gori S, Perrone G, Migliorini R. Burden of Disease of Breast Cancer in Italy: A Real-World Data Analysis. PharmacoEconomics-Open. 2024 Nov 23:1-8.