Il fumo di sigaretta è uno dei maggiori fattori di rischio per lo sviluppo di patologie cardiovascolari, essendo associato a una possibilità quattro volte maggiore di diventare cardiopatici o contrarre patologie circolatorie. Il legame è dato, per esempio, da una ridotta ossigenazione del cuore, da un aumento del battito cardiaco e della pressione sanguigna, da una maggiore probabilità di avere vasi con tonache dure, poco contrattili e con placche aterosclerotiche.
Tra le nuove soluzioni in commercio per cessare l’abitudine al fumo c’è un alcaloide vegetale, la citisina, agonista parziale dei recettori della nicotina.
Uno studio dell’Università di Verona ne ha provato il profilo di sicurezza.
Ciò che sappiamo della citisina
Quello pubblicato su Internal and Emergency Medicine non è il primo studio italiano dedicato alla citisina. Questa agisce in modi diversi a seconda del paziente: in alcuni casi, dopo l’assunzione, la sigaretta avrà un gusto metallico, fastidioso, mentre in altri genera senso di nausea.
La dose è unica, non varia in base al peso del paziente: si parte con due capsule al giorno per arrivare presto a 6 e l’iter terapeutico prevede l’assunzione per 14 giorni consecutivi, durante i quali il paziente deve smettere di fumare. Poi si scala la dose fino a smettere la terapia, arrivando al massimo a 40 giorni. La citisina può essere acquistata solo dietro prescrizione medica.
Lo studio veronese
Condotto presso l’ospedale universitario, lo studio si concentra sull’uso della citisina in ospedale, su pazienti ricoverati nel Dipartimento di Cardiologia. In tutto sono 36 i pazienti arruolati, trattati con 1,5 mg di citisina al giorno per 25 giorni, affiancata da un sostegno di supporto al processo.
Gli autori si sono concentrati prima di tutto sul profilo di sicurezza del farmaco e sulla sua interazione con altri farmaci assunti. In tutto sono stati registrati 11 eventi avversi moderati, per un totale di 9 pazienti: l’evento più frequente è stata l’insonnia, seguita da nausea, altri disturbi del sonno, mal di testa, gastrite e diarrea.
Endpoint secondario è, invece, l’efficacia della terapia, misurata con l’indice PPA a 3, 6 e 12 mesi e con la misura del monossido di carbonio esalato al primo appuntamento: l’astinenza è stata confermata per il 36% dei pazienti a 12 mesi.
Studio: Erika T, Sofia C, Alessandro T, Laura S, Lorenzo L, Andrea B, Rebecca C, Silvia M, Erica S, Valeria F, Elena A, Paola M, Fabio L, Cristiano C. Cytisine for smoking cessation in hospitalised smokers with cardiovascular diseases: an observational study. Intern Emerg Med. 2025 Feb 12. doi: 10.1007/s11739-025-03888-5. Epub ahead of print. PMID: 39939444