Asfotase alfa, rimborsato anche in Italia per il trattamento dell’ipofosfatasia

AIFA ha approvato, a seguito dei risultati di efficacia di quattro studi clinici e della precedente decisione della Commissione Europea, la rimborsabilità di asfotase alfa, una terapia enzimatica sostitutiva a lungo termine, indicata per il trattamento di pazienti affetti da ipofosfatasia (HPP), malattia rara ereditaria, metabolica e sistemica a esordio pediatrico.

La rimborsabilità è prevista nel caso la malattia insorga entro i sei mesi di età o con esordio pediatrico più tardivo (≥6 mesi di età), in forma severa. Si tratta della prima terapia approvata nell’Unione Europea per il trattamento dell’HPP.

I risultati degli studi

L’approvazione della rimborsabilità di asfotase alfa si è basata sui dati clinici di quattro studi prospettici pivotali e delle loro estensioni, comprendenti 109 pazienti con HPP ad insorgenza pediatrica dall’età neonatale fino ai 65 anni di età, in trattamento per un periodo massimo di 7 anni. Nei pazienti di età compresa tra 1 giorno e 5 anni, la terapia ha determinato un significativo beneficio in termini di sopravvivenza rispetto ai pazienti di un controllo storico con caratteristiche cliniche simili.

Alla settimana 48, la stima di Kaplan-Meier della sopravvivenza globale a 1 anno è stata del 97% per i pazienti trattati (n=68) rispetto al 42% dei pazienti di controllo storico (n=48). Nei pazienti di età compresa tra i 6 e i 12 anni si sono osservati miglioramenti significativi nelle manifestazioni scheletriche dell’HPP a 24 settimane, come misurato dalla RGI-C, rispetto ai controlli storici.

Al mese 54, inoltre, il 100% dei pazienti trattati con asfotase alfa erano rispondenti al trattamento (n=8), come misurato dalla sostanziale guarigione ossea, rispetto al 6% dei pazienti del gruppo di controllo storico (n=32) all’ultima valutazione. Infine, i pazienti in trattamento hanno registrato miglioramenti nell’altezza e nel peso, misurati mediante z-scores, rispetto ai controlli storici non trattati, nonché miglioramenti nell’andatura e nella mobilità.

A 4 anni di terapia, il 100% dei pazienti valutati (n=10) ha raggiunto il test del cammino (6MWT) entro il range di normalità per i coetanei abbinati per età, sesso e altezza, mentre nessun paziente rientrava nel range di normalità al basale. I dati di utilizzo real life raccolti nel Registro Global dell’HPP hanno dimostrato che in circa 200 pazienti adulti (≥18 anni), asfotase alfa, ha migliorato la mobilità funzionale, il dolore e la qualità della vita (QoL), con risultati osservati già a partire da 3 mesi dopo l’inizio del trattamento e mantenuti per un periodo fino a 3 anni.

Gli eventi avversi più comunemente riportati negli studi clinici sono stati le reazioni al sito di iniezione, insieme alcuni altri effetti collaterali comuni quali la lipodistrofia, le calcificazioni ectopiche e le reazioni di ipersensibilità.

Ipofosfatasia

L’HPP è una malattia metabolica rara, ereditaria e progressiva, causata da una carenza di attività della fosfatasi alcalina (ALP), un enzima coinvolto nello sviluppo delle ossa e nelle funzioni del sistema muscolare e nervoso. Questa carenza enzimatica può portare ad anomalie non scheletriche e scheletriche, tra cui dolore, affaticamento, debolezza muscolare, ossa molli e/o deformate, andatura anomala, perdita precoce dei denti decidui con la radice intatta e danni progressivi agli organi vitali.

Le manifestazioni dell’HPP possono essere molte e la malattia spesso non viene diagnosticata o viene diagnosticata in modo errato a causa dei suoi sintomi diversi e non specifici.

Segmentando i sintomi nei bambini, i più distintivi includono perdita prematura dei denti decidui, deformità scheletriche, ritardo nel camminare e rachitismo, negli adulti riferiscono prevalentemente a fratture, specialmente al femore e alle ossa del piede, pseudofratture, dolore muscoloscheletrico, affaticamento, anomalie dentali, difficoltà di deambulazione.

L’HPP può colpire persone di tutte le età e può essere fatale, soprattutto nei neonati che manifestano la malattia prima dei sei mesi di età. Nelle forme severe colpisce 1 persona su 300.000 nella popolazione generale.

Il commento dell’esperto

«L’ipofosfatasia nel bambino è una malattia con ripercussioni rilevanti per l’intero nucleo familiare.  Senza un trattamento», conclude Marco Pitea, del Dipartimento di Pediatria dell’Irccs Ospedale San Raffaele, «le famiglie già nei primi anni di vita possono affrontare problematiche legate allo sviluppo, alla crescita armonica e alla mobilità con ingenti costi clinici, assistenziali e sociali. La rimborsabilità di asfotase alfa rappresenta un importante passo avanti per i pazienti e le loro famiglie e per i medici la possibilità di offrire un trattamento efficace e sicuro a una più ampia popolazione di pazienti».