Prima e unica terapia a base di editing genetico approvata, Exa-cel sembra dare a lungo termine gli stessi esiti in termini di endpoint primari e secondari degli studi approvativi.
In Europa sono circa 50 mila le persone affette da anemia falciforme, malattia genetica ereditaria che determina una forma malformata di emoglobina che, a sua volta, porta a globuli rossi a forma di falce; ne consegue un’anemia cronica che determina scarsa ossigenazione del sangue, con affaticamento, debolezza, pallore, mancanza di fiato, mal di testa e difficoltà visive.
Inoltre, i globuli a forma di falce possono creare delle aggregazioni che determina a loro volta crisi vaso-occlusive dolorose, con insorgenza improvvisa e durata variabile.
A seconda della percentuale di emoglobina malformata prodotta nell’individuo, possono esistere diversi profili di malattia.
Nei casi più gravi si parla di anemia falciforme grave (SCD) o beta-talassemia trasfusione-dipendente (TDT). In Italia questa malattia è presente soprattutto nel sud del Paese, con percentuali che superano il 10%.
In tutto si casi gravi o trasfusione dipendenti sarebbero compresi tra 2500 2 i 2800 casi, anche se da tempo gli esperti stimano la presenza di almeno altrettanti pazienti non diagnosticati. Lo scorso febbraio EMA ha approvato la prima e unica terapia di editing genetico basata su tecnologia CRISPR/Cas9: exagamglogene autotemcel, contratto in exa-cel. La terapia è approvata anche negli Stati Uniti.
Nuovi dati con follow-up lungo
A pochi mesi dall’approvazione per l’immissione in commercio, Vertex Pharmaceuticals Incorporated ha presentato nuovi dati di studi clinici globali sulla terapia: coinvolti più di 100 pazienti, tutti con follow-up di almeno 16 mesi, ma anche più lunghi.
Nei pazienti con anemia falciforme SCD sottoposti a terapia genica, si è osservata un’assenza di crisi vaso-occlusive per almeno 12 mesi consecutivi. Inoltre, il 97,4% dei pazienti valutabili non ha necessitano di ricoveri conseguenti alle crisi vaso-occlusive per almeno 12 mesi consecutivi.
Nei pazienti con TDT, invece, si è osservato un periodo libero da trasfusioni di almeno 12 mesi consecutivi. Infine, 2 dei 3 pazienti che due dei tre pazienti che non hanno raggiunto il TI12 nello studio CLIMB-111 hanno raggiunto il TI12 nello studio di follow-up a lungo termine, il CLIMB-131, e sono indipendenti dalle trasfusioni da oltre un anno.
Il terzo è libero da trasfusioni da 3,4 mesi. Tutti questi esiti sono sovrapponibili a quelli ottenuti nei primi studi condotti. Infine, in tutti i pazienti, con SCD e TDT coinvolti, i livelli di alleli BCL11A modificati con la terapia sono restati invariati, sia nel midollo osseo, sia nel sangue periferico: ciò indica il successo dell’editing effettuato sulle cellule staminali ematopoietiche.
La parola agli esperti
Haydar Frangoul, direttore medico di Ematologia e Oncologia Pediatrica presso il Sarah Cannon Research Institute e il TriStar Centennial Childrens Hospital della Hospital Corporation of America, dichiara: «il beneficio potenzialmente trasformativo riscontrato nei pazienti affetti da anemia falciforme nel corso dello studio è impressionante se si considera il peso significativo e cumulativo della malattia che le persone affette da questa malattia del sangue devono affrontare. Sono ansioso di offrire questa terapia e l’opportunità di una potenziale cura funzionale ai miei pazienti idonei».
Aggiunge Franco Locatelli, professore di Pediatria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore del Dipartimento di Ematologia e Oncologia Pediatrica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma: «i dati presentati oggi relativi ai pazienti adulti e adolescenti con TDT si aggiungono al crescente numero di evidenze a favore di exa-cel, confermando l’importanza di garantire la disponibilità di questo trattamento innovativo ai pazienti eleggibili il prima possibile.
Con il follow-up più lungo, che ha ora raggiunto più di cinque anni e che dimostra livelli stabili di emoglobina totale e fetale, vi è ora evidenza di un beneficio duraturo derivante da exa-cel per i pazienti a cui il trattamento è stato somministrato». Speriamo che la terapia arrivi presto alla clinica.