HIV e farmaci long acting: necessario aumentarne la diffusione

Efficaci soprattutto se assunti precocemente, questi farmaci riducono la carica virale e rendono il paziente non infettivo. Inoltre, consentono una buona qualità di vita. È necessaria una loro maggiore diffusione.

Non si parla abbastanza di HIV e della correlata AIDS, la scarsa attenzione mediatica e la limitata informazione hanno creato una sorta di paradosso: nonostante l’incidenza dell’infezione da HIV si sia ridotta nel tempo, il numero di nuove diagnosi cresce. Dai 70 mila casi del 2000 si è passati ai 120 mila casi del 2023.

Eppure oggi esistono terapia a lento rilascio non solo per chi ha già contratto il virus, ma anche per la profilassi dei soggetti a rischio. Terapie che riducono moltissimo la possibilità di infettarsi. Sarebbe utile che sempre più persone lo sapessero e si proteggessero.

Di HIV si è discusso durante un evento organizzato da Cencora-Pharmalex presso la Camera dei Deputati: “HIV Call 2024: nuove opportunità di gestione e prevenzione per l’emergenza sanitaria silente”. L’evento ha avuto il patrocinio dell’Intergruppo Parlamentare One Health, dell’ISS, di SIMaST e SIMIT, e il contributo non condizionato di ViiV Healthcare Italia. Gli esperti presenti hanno così esposto gli effetti dei nuovi trattamenti a disposizione sulla gestione dell’HIV, trattamenti che danno esiti molto positivi, purché la diagnosi sia precoce.

Le terapie Long-Acting PrEP

Parlando delle terapie innovative, il prof. Andrea Antinori, direttore del Dipartimento Clinico e di Ricerca Malattie Infettive Istituto Nazionale per le Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani Irccs di Roma, spiega: “il trattamento long acting aiuta a superare lo stigma e l’auto-stigma associato sia alla malattia sia alla terapia e riduce le probabilità di interruzione del trattamento, elemento fondamentale per le patologie trasmissibili, in particolare per l’HIV dove U = U è il cardine di ogni strategia preventiva.

Offre, inoltre, numerosi vantaggi: migliora la qualità della vita del paziente, semplifica la gestione del trattamento e offre una opportunità unica legata alla somministrazione periodica, in quanto utile anche al monitoraggio complessivo della persona con HIV”.

A prova di quanto affermato ci sono molti studi clinici. Interviene quindi il prof. Massimo Andreoni, professore emerito di Malattie Infettive presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata e direttore scientifico della Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali: “gli studi clinici dimostrano che strategie preventive e cure Long-Acting favoriscono una maggiore aderenza al trattamento, riducendo il rischio di fallimento della terapia e aumentando l’efficacia della prevenzione dall’infezione. La formulazione iniettabile migliora la biodisponibilità del farmaco e riduce le interazioni con altri medicinali, offrendo un’opzione terapeutica più pratica ed efficace”.

I farmaci da soli non bastano però. Per raggiungere l’obiettivo richiesto dall’OMS, ovvero l’eradicamento dell’HIV a livello globale entro il 2023, serve “uno sforzo congiunto sul piano clinico e a livello sociale e istituzionale per rispondere ai bisogni delle persone con HIV, che oggi non sono più da considerarsi pericolo d’infezione, ma che necessitano di un’attenzione particolare come tutti i pazienti affetti da malattia cronica”.

Individuare il sommerso

Per continuare a migliorare la gestione dell’HIV è necessario individuare i casi sommersi, pazienti già infetti che non sanno di esserlo, o si vergognano e quindi si “nascondono”.

Come sottolineato dal prof. Giuliano Rizzardini, direttore e responsabile del reparto di Malattie Infettive 1 presso il Polo Universitario Ospedale Luigi Sacco di Milano: “dobbiamo lavorare sul sommerso e abbattere le barriere dello stigma e dei tabù, facendo conoscere le nuove strategie preventive e le opportunità di cura.

Una volta intercettato il sommerso, e diagnosticata la patologia in modo precoce, la terapia antiretrovirale risulta sicuramente efficace. Per non parlare del vantaggio delle nuove terapie long acting che pur essendo assunte a vita, prevedono una somministrazione dilatata nel tempo e innalzano così la qualità di vita”.

Durante l’evento è stato presentato il position paper “Farmaci long acting: nuove prospettive nella gestione e prevenzione dell’HIV”, che enumera i vantaggi offerti dalle nuove terapie e cerca di trovare soluzioni per superare le barriere che, ancora oggi nel nostro Paese, ne rendono scarsa la diffusione.