Una molecola comunemente usata come antiparassitario potrebbe contrastare lo sviluppo della resistenza alle terapie da parte delle cellule dell’adenocarcinoma duttale pancreatico.
Secondo il report “I numeri del cancro 2023”, nell’anno corrispondente sono state effettuate circa 14800 nuove diagnosi di tumore al pancreas, che nel 2022 ha mietuto 14900 vite.
La gran parte di questi pazienti aveva un adenocarcinoma duttale, la forma tumorale più diffusa su questo organo. Si tratta di una neoplasia altamente aggressiva, caratterizzata da molte alterazioni genetiche che modificano il metabolismo delle sue cellule, consentendo loro di vivere anche in carenza di nutrienti.
Uno dei principali meccanismi adattativi di queste cellule è la macropinocitosi, come spiega Giorgio Scita, a capo del laboratorio Meccanismi di migrazione delle cellule tumorali e professore ordinario di Patologia Generale all’Università degli Studi di Milano: “si tratta di un processo che permette alle cellule tumorali di assorbire nutrienti dall’ambiente circostante, garantendo loro un vantaggio in condizioni di carenza di risorse.
Questo meccanismo è inoltre implicato nella resistenza a trattamenti come gemcitabina, 5-fluorouracile, doxorubicina e radioterapia con raggi gamma, poiché aiuta le cellule tumorali a mantenere la sintesi di nucleotidi necessari alla loro crescita”.
Lo studio di Università Statale e IFOM
Di recente un gruppo di ricercatori dell’Istituto Fondazione di Oncologia Molecolare ETS (IFOM) di Milano, guidato da Ciro Mercurio e chiamato Programma IFOM di Experimental Therapeutics (ETP), in collaborazione con il gruppo del prof. Scita, ha scoperto alcuni inibitori della macropinocitosi, ovvero l’ivermectina e il pirvinio pamoato, entrambi usati come antiparassitari.
I ricercatori hanno inizialmente creato un saggio che consentisse di mimare la macropinocitosi e osservare l’assorbimento di nutrienti dall’ambiente in cui sono inserite le cellule, dopodiché si è scelto quali molecole testare.
Spiega Mercurio: “partendo da circa 3600 molecole, tra farmaci approvati e composti in varie fasi di sperimentazione clinica, abbiamo identificato 28 potenziali inibitori della macropinocitosi.
Studi successivi hanno ristretto la lista a 4 molecole attive, tra cui l’ivermectina e il pirvinio pamoato, originariamente usate per il trattamento di infezioni parassitarie.
Questi inibitori sono stati validati in colture in tre dimensioni di cellule tumorali e fibroblasti, in grado di simulare almeno in parte anche il microambiente tumorale. Il pirvinio pamoato, tra l’altro, è un composto in fase di sperimentazione clinica per il trattamento dell’adenocarcinoma pancreatico”.
I risultati di questo lavoro sono disponibili su Biomedicine&Pharmacotherapy.
Possibile impatto di questa scoperta
“Questo studio dimostra l’efficacia del riposizionamento di farmaci (drug repositioning). Questo approccio permette di utilizzare farmaci già approvati per trattare patologie diverse da quelle per cui sono stati originariamente sviluppati. Negli ultimi anni si è rivelato promettente poiché può ridurre significativamente i tempi e i costi necessari all’approvazione di nuovi farmaci, oltre a offrire nuove opportunità per individuare strategie antitumorali innovative”.
Quanto osservato dal team di lavoro potrebbe portare, nel tempo, allo sviluppo di nuovi studi clinici e di nuove vie di trattamento per il carcinoma duttale pancreatico, arrivando magari a dare qualche possibilità in più ai pazienti che ne sono affetti. Lo studio è stato finanziato da Fondazione AIRC e dalla famiglia Ravelli.